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L’utopia non è l’irrealizzabile ma l’irrealizzato.
Jerome Monod

E’ interessante partire dalla ciambella di Kate Raworth per la nostra riflessione.

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Il nostro obiettivo dovrebbe essere quello di garantire ad ogni essere vivente uno spazio equo e sicuro. Per farlo, per quanto riguarda il limite interno, i principali mezzi che abbiamo a disposizione sono la libera circolazione delle persone e il reddito di base (incondizionato, universale, individuale, non ritirabile, non sostitutivo al welfare). Per quanto riguarda il limite esterno bisogna pensare una nuova struttura istituzionale dedicata all’ambiente, con la capacità di superare le sovranità statali su temi che coinvolgono l’ambiente a livello globale.

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Per reddito di base riportiamo la definizione che dà il Basic Income Earth Network (BIEN):

Periodico: E’ erogato ad intervalli regolari (per esempio ogni mese), non come “una tantum”.

Pagamento in contanti: e’ erogato in un appropriato mezzo di scambio, per permettere a chi lo riceve di decidere come spenderlo. Non è, pertanto, pagato in beni (come generi alimentari o servizi) o in buoni dedicati ad un uso specifico.

Individuale: E’ erogato su base individuale e non, per esempio, alle famiglie.

Universale: E’ erogato a tutti, senza distinzione di reddito.

Incondizionato: E’ erogato senza requisiti legati al lavoro o alla ricerca di lavoro.

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Per la libertà di circolazione delle persone ci rifacciamo all’Art.13 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo:

1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.
2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio Paese.

oggi stiamo assistendo a due narrazioni tossiche correlate, una rispetto alla austerità e l’altra rispetto all’ immigrazione.

Mentre il cambio climatico è globale, le sue soluzioni sono compresse dai confini degli stati e limitate dalla proprietà privata. I confini degli stati non solo comprimono le persone, ma impediscono una soluzione ai cambi climatici.

La violenza ambientale dei confini richiede regolamenti globali che limitino le attività che producono danni e incorporano i loro costi reali. Per rendere possibile ciò, dobbiamo ripensare all’idea che gli stati abbiano il diritto esclusivo di prendere decisioni ambientali nei loro territori. L’ambiente non rispetta i confini e nemmeno dovrebbero farlo gli sforzi degli umani per usare e proteggere la terra. La struttura e lo scopo delle Nazioni Unite rendono difficile raggiungere questo obiettivo attraverso l’infrastruttura istituzionale internazionale esistente. Tuttavia, è anche difficile immaginare come un accordo globale – che richiede almeno due parti – possa essere raggiunto senza la partecipazione di Stati e Nazioni Unite. Forse è necessario creare una nuova infrastruttura istituzionale dedicata all’ambiente che abbia la capacità di prevalere sulla sovranità dello stato su questioni che riguardano l’ambiente globale.