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“Possiamo avere una società democratica oppure una gran concentrazione di ricchezza nelle mani di pochi; non possiamo avere entrambe”

Louis Brandeis (giudice Corte Suprema USA)

A noi la scelta.
L’Abbé Pierre sosteneva l’urgenza di rimuovere le cause che producono miseria.
Sosteneva anche l’importanza di non cadere nell’assistenzialismo quando si cerca di aiutare chi si trova in difficoltà.

Quindi, per sostenere la democrazia, è necessario sostenere delle azioni volte alla redistribuzione delle ricchezze.
Gli economisti, in genere, sostengono che abbiamo tre possibilità per raggiungere questo obiettivo:
1) lo strumento della tassazione
2) il reddito di cittadinanza
3) il lavoro garantito a tutti coloro che vogliono e che sono in grado di lavorare.

Le tasse non servono allo stato per finanziarsi e da sole non possono essere l’unico strumento per distribuire ricchezza. Tanto più che al pagamento della tassa il denaro viene “distrutto”.

Il reddito di cittadinanza provoca un rischio serio di non far corrispondere la quantità di moneta in circolazione con la quantità di beni e servizi, per i quali la moneta viene creata; un mancato o non sostenibile controllo non può che avere effetti inflattivi.

La moneta agganciata al lavoro, con lo stato come datore di lavoro di ultima istanza, è la strada da percorrere :
per riempire il vuoto di servizi che la nostra collettività patisce attualmente,
per correggere il tipo di “sviluppo” che stiamo soffrendo,
per prevenire i danni sociali provocati dall’incertezza e precarietà alla quale stiamo condannando una grossa parte dei nostri concittadini.
(Per rinforzare, o rianimare, la democrazia)

Abba Lerner e molti altri dopo lui, per fortuna, hanno capito e ci hanno spiegato tutto questo.

Molto umilmente noi cerchiamo di diffonderne il messaggio.

Un programma di riforma che costruisce un’economia orientata verso l’occupazione piuttosto che verso la crescita dovrebbe mostrare benefici rapidamente. Lo scopo primario è un’economia umana come primo passo verso una società umana.

La vera sfida, oggi, crediamo sia la seguente:
garantire la piena occupazione e la stabilita’ dei prezzi pur in una condizione di accoglienza dei migranti.

“Accoglienza” intesa non come viene gestita oggi, da uno Stato che:
1. obbliga i migranti a tentare la permanenza legale nel nostro paese attraverso l’unica possibilita’ della richiesta di asilo politico (anche se non ce ne sarebbero le condizioni).
2. delega ai privati la gestione “provvisoria” (fino ad oltre due anni) dei richiedenti asilo.

Accoglienza come opportunita’ reale di trovare un’occupazione e quindi di contribuire al benessere collettivo, in un contesto di piena occupazione.
Accoglienza come strumento per dotare chiunque della possibilita’ di entrare, con dati certi, con cauzioni presso i consolati e le ambasciate italiane nei paesi di provenienza, con riferimenti chiari di domiciliazione nel nostro territorio.
Accoglienza come lotta alla tratta degli esseri umani, perche’ legalizzare l’accesso nel nostro territorio vuole dire sottrarre lauti profitti alle mafie di tutti i tipi.

Quindi “piena occupazione” puo’ andare di pari passo solo con “libera circolazione delle persone”: altrimenti il futuro sara’ sempre piu’ scuro, sia per noi, dentro la fortezza, assediati da troppe trappole, che per chi spinge alle nostre frontiere, vittime sempre piu’ innocenti di approfittatori.

Uomini saggi che ci hanno preceduto, nel 1948, con la Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo (all’articolo 13 in particolare) intuirono le precauzioni da realizzare per prevenire i conflitti.