Il discorso sull’immigrazione negli Stati Uniti è dominato dall’idea di “buon immigrato” contro “cattivo immigrato”. I buoni immigrati sono solitamente accettati in base alla loro vicinanza alla razza bianca e alla capacità di fornire determinati tipi di manodopera. I cattivi immigrati sono visti come un peso per le risorse governative (spesso etichettati come “oneri pubblici”) e come un elemento che diluisce un’identità americana tradizionale, seppur in evoluzione. “Cattivo immigrato” è diventato sinonimo del termine “immigrato illegale” e dell’idea che gli immigrati violino la legge semplicemente con la loro presenza sul suolo statunitense. Chi rientri in quale categoria dipende in larga misura dalle condizioni economiche e politiche del momento, ma la razza è un fattore inequivocabile. Inoltre, la narrazione dei cattivi immigrati rafforza l’idea che l’immigrazione stessa sia una questione di sicurezza pubblica e che gli immigrati generino illegalità, alimentando atteggiamenti xenofobi.
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