Nei due secoli trascorsi dall’inizio della rivoluzione industriale, l’umanità si era posta “nella condizione di uno scialacquatore prodigioso”, e l’esaurimento delle risorse fondamentali aveva sollevato l’interrogativo su quanto ne sarebbe rimasto da sfruttare per le generazioni future. “Non vi è alcun dubbio al riguardo. Qualsiasi utilizzo delle risorse naturali per soddisfare bisogni non vitali comporta una minore quantità di vita in futuro. Se comprendiamo appieno il problema, l’impiego migliore per le nostre risorse di ferro è produrre aratri o erpici, secondo necessità, e non Rolls-Royce, né tantomeno trattori agricoli”.

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