La civiltà – la dinamo energetica e finanziaria – è sull’orlo del collasso. I limiti sono stati raggiunti. L’era dei combustibili fossili abbondanti ed economici sta volgendo al termine, come dimostra la corsa alla ricerca di combustibili fossili non convenzionali, i cui costi sono proibitivi per l’ambiente, l’approvvigionamento energetico e l’economia. Questo seppellisce definitivamente qualsiasi possibilità di tornare alla crescita economica e segna quindi la condanna a morte di un sistema basato sui debiti, debiti che semplicemente non saranno mai ripagati.

In secondo luogo, l’espansione materiale esponenziale della nostra civiltà ha irrimediabilmente sconvolto i complessi sistemi naturali su cui si fondava. I confini sono stati superati.

In terzo luogo, i sistemi sempre più complessi che forniscono cibo, acqua ed energia e che consentono il funzionamento della politica, della finanza e della sfera virtuale, richiedono un apporto energetico crescente. Queste infrastrutture sono diventate così interdipendenti, vulnerabili e spesso obsolete che anche minime interruzioni nel loro flusso o nella loro fornitura possono mettere a repentaglio la stabilità dell’intero sistema, causando effetti domino sproporzionati.

Questi tre stati (avvicinamento ai limiti, superamento dei confini e crescente complessità) sono irreversibili e, se combinati, possono condurre a un solo esito. In passato si sono verificati molti crolli di civiltà, rimasti circoscritti a determinate regioni. Oggi, la globalizzazione ha creato rischi sistemici globali, ed è la prima volta che si può ipotizzare un collasso su vasta scala, quasi globale. Ma questo non accadrà in un solo giorno. Un collasso assumerà velocità e forme diverse in regioni e culture diverse, a seconda delle variabili del contesto. Pertanto, va considerato come un mosaico complesso in cui nulla può essere deciso in anticipo.

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